L’affermazione del Consigliere comunale Manfreda, secondo il quale la natura e la storia non fanno salti, suscita grande interesse ed invita alla discussione. Bisognerebbe distinguere tra palingenesi, redenzioni, trasformazioni più o meno radicali e consapevoli di strutture ed istituzioni sociali, processi chimico-fisici la cui descrizione, solo entro certi limiti rigorosi, può fornire utili e gradevoli metafore al discorrere quotidiano.
Prendiamo, ad esempio,”scendere in campo” o”salire in politica”. Due metafore che sottolineavano due diversi stili nel rappresentarsi e proporsi l’intervento nella e sulla cosa pubblica. Il primo, con un piglio sportivo; il secondo con l’ennesimo riciclaggio della grande immagine biblica della Scala di Giacobbe; o, per i laici, dei :”Gradus ad Parnassum”. Ovvero, per farla breve, la politica come attività riservata agli spiriti magni, da individuare “meritocraticamente”.
I coniatori delle rispettive metafore,alla prova dei fatti,si sono rivelati delle mezze calzette. Attenzione,quindi, alla metafore e maggior rispetto per i fatti e le repliche della storia. La quale,e credo che il Consigliere Manfreda non avrà niente da obiettare, manifesta una enorme quantità di cambiamenti e di trasformazioni che richiedono interpretazioni differenziate. La difficoltà nasce dall’individuare relazioni accettabili e coerenti tra i fatti (le evidenze empiriche della trasformazione) e le ipotesi interpretative dei nessi causali di quegli stessi fatti. Per costruire teoria e per consentire, eventualmente, un intervento correttivo, di maggiore o minore radicalità.
Su quelle tendenze che le evidenze empiriche fanno scorgere e che potrebbero risultare nocive ai più svariati interessi. Dal proliferare di ceppi batterici particolarmente aggressivi per la salute degli esseri umani; a dinamiche politiche e sociali che scatenano contraddizioni e conflitti non facilmente mediabili. Fatti ed ipotesi interpretative fanno teoria. E senza teoria non si fa niente.
Talvolta a Cortona capita di ascoltare o leggere imperterriti sostenitori della nullità della teoresi a fini politici e pragmatici. Non è il caso del Consigliere Manfreda. Egli ha inaugurato il dibattito politico chianino 2014 con un intervento che riconosce la necessità di correlare degnamente fatti ed ipotesi. La critica che si può muovere a Manfreda è di merito e non di metodo.Tuttavia,per svolgerla degnamente, sarebbe necessario che “Valdichiana oggi”, e tutti gli interlocutori che lo utilizzano con frequenza e civile gusto per la discussione ,si provino, magari da qui a maggio,ad affrontare il metodo ed il merito delle questioni sollevate da Manfreda con una maggiore disciplina storica e filosofica. Il testo da cui partire è il dialogo platonico :”Sofista”. Il dilemma resta quello di gettare luce,e quindi proporsi e proporre una vita individuale e collettiva “virtuosa”. Oppure infittire le ombre che complicano l’indagine sulla realtà delle cose. E,come tutti sappiamo, più fitte sono le ombre (naturali e fumogene) maggiore è il rischio di andare a sbattere.
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Sig. De Lucia La ringrazio per l'attenzione che mi dedica. Non ho il piacere di conoscerLa ma leggo volentieri i suoi articoli.Cultura e familiarità con la penna non Le difettano. Mi auguro pure che il suo appello venga raccolto e che... al dibattito tra Socrate e Teodoro (guarda il caso ?)si unisca almeno un giovane Teeteto o uno straniero di Elea.
Un cordiale saluto e felice anno nuovo