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  • Quanto sono d’accordo con Stefano!
    Pur considerando l’utilità di ricorrere in alcuni casi ad una lingua “globale”,tecnica sotto alcuni aspetti ,perchè non recuperare la sana abitudine di utilizzare un equivalente termine nella nostra lingua,l’italiano appunto.
    L’articolo,molto interesante,da adito a molte riflessioni che non è possibile affrontare in un commento.
    Vorrei invece porre attenzione su un concetto che Stefano Milighetti ha espresso con chiarezza,quello circa l’unicità di un popolo e del suo linguaggio.
    Effettivamente il linguaggio esprime le caratteristiche,i contenuti di un popolo dal suo nascere ,nel suo evolversi.
    E la nostra lingua italiana articolata e complessa,che origina da un Latino la cui sintassi e il cui vocabolario sono di una ricchezza meravigliose,esprime ,ha espresso altamente,le qualità della nostra italianità,quali la forte poeticità,sentimentalità.fantasia;la capacità oratoria e dialettica,nonchè la possibilità di dialogare ,dissertire ,contestualizzare e tanto ancora.
    Capita spesso purtroppo di rilevare “perduti” aspetti fondamentali di linguaggio di vita in “sintesi “terribili”,ormai troppo diffuse,messaggi ,messagini,in un parlare per fatti ,peggio fattarelli,che denotano , a mio parere,non solo perdita di linguaggio,ma di pensiero ,di contenuti,di identità ed unicità di cui sopra.Realmente considero alla base di questa “perdita” il prevalere di una” materia”,il marketing,che nel corso del tempo,ormai lungo,è andata a sostituire quelle materie umanistiche ,vere , che che hanno consentito attraverso il linguaggio una comunicazione ,fatta di confronti ,dove esprimere le diversità in maniera profonda complessa significava crescita ,superamento dell’apparenza ,quell’andare oltre che consente di fare della vita un’esperienza dinamica vivace e meravigliosa.Lucia Bianchi.

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