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Michele Lupetti

Michele Lupetti

Colui che nel lontano 2006 ideò tutto questo. Beatlesiano da sempre (corrente-Paul Mc Cartney) coltiva strane passioni cinematografiche e musicali mescolando Hitchcock con La Corazzata Potemkin, Nadav Guedj con i Kraftwerk. I suoi veri eroi, però, sono Franco Gasparri, Tomas Milian, Maurizio Merli, Umberto Lenzi... volti di un'epoca in cui sarebbe stato decisamente più di moda: gli anni '70

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  • .Francesco Saverio Rinaldi

    Francesco Moser e’ stato anche un mio mito, ma non ho problemi ad ammettere che in questo caso ha detto, a mio avviso, una fesseria.
    Immagina che un manipolo di gente di cui non condividi affatto le idee, razzisti guidati da leader per lo meno discutibili che fanno della rozzezza la propria bandiera, e magari sputano sulla bandiera (quella vera), sostengano che la provincia di Arezzo debba in realta’ chiamarsi Sarcazzibus, e che poi organizzino il “Giro del Sarcazzibus”.
    Personalmente io mi sentirei IN DOVERE di manifestare il mio aperto dissenso, se non altro per lo scrupolo di essere assimilato al manipolo di cui sopra.

  • Luca Barboni

    Le questioni vanno distinte…e Moser è un ciclista e non un politico (si vede dal lessico facilone). Manifestare è legittimo e sacrosanto ma interrompere, aggredire e “suonarle” ai ciclisti da qualche facinoroso, che magari vuol solo menar le mani, è un’altra cosa. Il ciclismo, lo ricordo con orgoglio a compendio di questo articolo “vintage-nostalgico”,ha sempre avuto un’azione collante per il nostro paese, basta ricordare il primo Giro d’Italia del II Dopoguerra alla tappa di Trieste.
    La corsa in questione ha un nome infelice, è vero, ma la FCI (FEDERAZIONE CICLISMO) non lo sapeva? il Sig. Renato di Rocco, presidente nazionale, non l’ha visto? E il nostro Assessore Toscano Riccardo NENCINI, presidente regionale FCI e membro del board nazionale, non dice nulla( visto che pure la Toscana è considerata, da ultime interpretazioni, parte della Padania)? Da sportivo mi auguro che il “Giro della Pianura Padana per professionisti” si tenga ancora, magari con altri nomi e considero questa “edizione leghista” come una questione di sponsor (anche istituzionali), che in questo periodo di crisi non è di poco conto.

  • ida nocentini

    Non sono un’appassionata del ciclismo, anche se ne riconosco il carattere fortemente popolare e “democratico”, ma intervengo perché trovo che Michele questa volta sia stato un “po’ superficiale” se non “tendenzioso” nel banalizzare la protesta e non voler cogliere il significato politico della corsa ciclistica in questione. La Padania non esiste né come entità geografica né come soggetto istituzionale, il “trota”, Bossi junior ha inauguratoil Giro della Padania, a confermarne il significato provocatorio da parte di una forza politica xenofoba e omofoba che non perde occasione per contrastare i principi della Costituzione e dell’Unità d’Italia e, per restare sul tema, insultare dal suo giornale, gli atleti “non padani”.Così come suona strano il sostegno della Federazione Ciclistica Italiana all’organizzazione di questa gara che va nella direzione opposta allo spirito unitario e di affratellamento del giro d’Italia. Michele cita “il giro delle Regioni” quale esempio di una gara di altro colore (ma le Regioni sono soggetti sanciti costituzionalmente), ma un altro ciclista famoso, Gianni Bugno, ha detto che potevano chiamarla in altro modo, per esempio “Giro delle 5 regioni” o “del settentrione” ma che con quel nome si è voluto connotarla politicamente, strumentalizzando gli stessi ciclisti.
    E quanto al fatto che la contestazione sia opera di qualche comunista nostalgico, tradizionalmente poco incline al tricolore, ricordo che alle contestazioni hanno partecipato e partecipano altre forze come il PD, l’Anpi, l’Arci, la CGIL, amministratori locali e semplici cittadini e che una cosa è l'”esibizione del tricolore” ed un’altra la rivendicazione e difesa dell’unità nazionale, alla cui costruzione e ricostruzione i comunisti, insieme ad altre forze democratiche, hanno dato un contributo fondamentale a partire dalla lotta partigiana e dalla Resistenza e poi alla stesura della Costituzione. Le bandiere rosse non sono contrapposte al tricolore perché sono state protagoniste dell’Unità d’Italia e dell’Italia Repubblicana!

  • Emanuele Calchetti

    Carissimo Lupetts, giusto oggi mi sono preso il lusso di tacciare di superficialità un editorialista dell’Unità che ridicolizzava la contestazione dicendo anche lui, in sintesi, “Parliamo di sport, che ci frega del resto???”.
    E invece ci dovrebbe fregare, perché se siamo arrivati alla squallida società dove siamo è proprio tollerando sempre tutto. Mentre in questo caso non c’è nulla da tollerare, il sistema valoriale inaccettabile della Lega si impone anche tramite la veicolazione di concetti e simbologie che già trovano – senza ragione – fin troppo spazio; è giusto e doveroso cercare di mostrare il massimo dissenso contro lo sfruttamento che in questo caso viene operato del mondo dello sport e del ciclismo.
    Per chiudere, non ho ben capito cosa – della fila, permettimi, di bischerate che ha detto Moser – ti ha fatto ricredere rispetto alla preoccupazione iniziale…

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