Informazioni sull’autore

Michele Lupetti

Michele Lupetti

Colui che nel lontano 2006 ideò tutto questo. Beatlesiano da sempre (corrente-Paul Mc Cartney) coltiva strane passioni cinematografiche e musicali mescolando Hitchcock con La Corazzata Potemkin, Nadav Guedj con i Kraftwerk. I suoi veri eroi, però, sono Franco Gasparri, Tomas Milian, Maurizio Merli, Umberto Lenzi... volti di un'epoca in cui sarebbe stato decisamente più di moda: gli anni '70

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  • Un cittadino a disaio

    Signor Bray, dallo stile che persegue mi pare evidente che ci tenga ad essere trattata da persona colta. E quindi intendo farla riflettere su alcuni aspetti del suo intervento che necessitano di qualche approfondimento. Partirò dal rigore scientifico: non credo che l’appellativo “Bel Paese” sia riferito alla storia di questo paese sul piano storico e geologico. Parlo di quest’ultimo perché è quel che conosco meglio, e le faccio notare, che in tempi recenti (storici) le meravigliose forme che sospetto abbiano ispirato l’appellativo sono state forgiate dalle peggiori catastrofi. Mi dispiace, il peggiore inquinatore dell’ambiente è una formica difronte a terremoti come quelli della Val di Noto (stimato 7,6 Richter, 1609), a tsumani come quello di Messina (100.000 morti, 1908), a eruzioni come quelle del Vesuvio, e poi ci è toccato pure di essere il paese a rischio idrogeologico più alto del mondo, ed è così almeno dal Miocene. Quindi capisce che il nostro è un paese disastrato da ben prima dell’avvento dei TG. Sono i giornalisti che abbassano e alzano il livello di attenzione a piacimento (di chi?). “[…]Astuti, e si direbbe proprio compiaciuti, voi vi buttate sul disastro umano col usto della lacrima, in primo piano.” Le lascio il gusto di indovinare la citazione. Passiamo ad un secondo aspetto: il povero Assessore. Non conosco né la persona né la situazione, ma il sale finisce, è ovvio, di fronte a eventi come quello che i nostri comuni stanno affrontando. I nostri comuni l’hanno finito e reperito, finito e reperito, in questi giorni. L’importante è poterselo riprocurare. Finchè c’è, beninteso, perché l’Italia intera è in emerenza, e avremo anche le saline naturali tra le più grandi del mondo, ma i camion non girano per il ghiaccio e il ghiaccio c’è perché i camion non girano. Prepariamoci anche a questo. Certo, fa girare le balle, ma che ci possiamo fare? Sputiamo in faccia all’Assessore… Scommettiamo che se l’Assessore si fosse procurato 1000 tonnellate di sale in previsione di un evento con tempo di ritorno trentennale sarebbe spuntato fuori qualche giornalista a fare il pezzo sul sale lasciato a marcire sul piazzale? Vede, mi pare che lei approcci le emergenze in maniera un po’ riduttiva e semplicistica, e invece le emergenze sono sempre complesse. Poi c’è un altro aspetto che mi preme approfondire. Non so come andava nella Lucania dei primi anni del ‘900, ma in Toscana, nel 2012, nella maggior parte dei Comuni (tutti?) vige qualche norma di un qualche Regolamento che impone ai cittadini di mantenere libero da neve e ghiaccio lo spazio antistante il proprio accesso sulla via pubblica. Lei sa se nel suo comune sussiste quest’obbligo? Dico questo non per rinfacciarle qualcosa, ma perché mi sembra che in Italia si stia diffondendo un’attitudine pericolosa: quella di delegare in toto la propria sicurezza alla Res Publica (quando fa comodo, eh). Mentre il primo aiuto viene da noi stessi, attraverso la prevenzione e l’adozione di comportamenti corretti e misure di contrasto (a favore proprio e della collettività) durante l’emergenza. Tutto ciò che è il complesso dello Stato, durante l’emergenza deve pensare a tutti, ed è ovvio che sia costretto a stabilire delle priorità in funzione della gravità dei casi e delle risorse a disposizione: purtroppo ciascuno poi ha la percezione del proprio grado di disagio e chi rimane indietro si lamenta. Ci metta anche che lo Stato è fatto di persone, non di eroi infallibili, ciascuna delle quali con la sua percezione e i suoi limiti. Infine, signor Bray, le svelo un segreto. Il territorio della nostra regione è costellato di associazioni di volontariato che operano nell’ambito della protezione civile che con tanto senso civico, forza, orgoglio e senso di appartenenza, sono all’opera anche in questo momento per ridurre i nostri disagi. E le rivelo che la nostra Regione (questa volta con la maiuscola) garantisce il rimborso delle giornate lavoro perse ai datori dei nostri volontari. Perché dice da noi pare utopistica chimera? Vive sull’Isola di Pasqua? (e magari li rimborsano anche lì). Ora che sa che il volontariato esiste, lavora, è dotato di mezzi e formazione adeuati, cosa aspetta a iscriversi a una delle tante associazioni? Spero sia riuscito a chiarirle con questo paradosso cosa intendo per delegare. Non prenda il mio intervento come una difesa a spada tratta delle Amministrazioni, sono conscio dei limiti, degli errori, a volte delle colpe o dell’impotenza, dei margini di miglioramento. Ma tenga presente che i geologi hanno il timer sull’off del microfono dopo ogni disastro (siamo sicuri che solo i politici non li ascoltino? E se a me privato, il geologo mi sconsiglia di fare qualcosa?), che in Italia abbiamo uno dei sistemi di protezione civile migliori del mondo e che dopo ogni disastro vengono fuori sempre e solo errori e colpe, mai si saprà cosa si è potuto evitare grazie ai soccorsi. Puoi salvarne 99, se il 100° muore è colpa tua. E forse è giusto che sia così. E tenga presente che in Val di Noto, Messina, Napoli, ma senza andare a tempi remoti, a Firenze nel ’66, nessuno li aveva nemmeno avvisati, i soccorsi erano a briglia sciolta e solo basati sull’auto aiuto, almeno nei primi tre casi citati. Qualcosina nel frattempo si è fatto, non crede? C’è ancora molto da fare, questo è certo. Mi perdoni i toni a volte un po’ sopra le righe, non ce l’ho con lei, non la conosco e non ne avrei motivo se non per il fatto che suo malgrado col suo articolo contribuisce a diffondere i principali vizi e tratti d’italianità (ma esiste?): qualunquismo e pressappochismo. Due virus pericolosi nel corpo di una cittadinanza sempre meno consapevole e cittadina.

    FRANCESCO PAOLO LOLLI

  • Fabio Bray

    Signor FRANCESCO PAOLO LOLLI,

    non è mio costume rispondere ai legittimi commenti suscitati dopo la lettura dei mie servizi giornalistici, soprattutto quando nome e cognome vengono scritto “accidentalmente o intenzionalmente“ in maiuscolo. Tuttavia, le sue due prime proposizioni, cito testualmente: “ Signor Bray, dallo stile che persegue mi pare evidente che ci tenga ad essere trattata da persona colta. E quindi intendo farla riflettere su alcuni aspetti del suo intervento che necessitano di qualche approfondimento ”.

    Visto che non abbiamo avuto il piacere di consumare un gradevole sissizio, quanto affermato ha urtato la mia magnanima suscettibilità, potrei risponderLe con lo stesso metro di misura e moneta, francamente declino tale provocazione ( che non la ritengo di stampo socratico – maieuticante ) respingendola con garbo ma determinazione al mittente. Intenzionalmente, evito di commentare la sua prima parte, non essendo un tuttologo, non posso competere, riconosco i miei limiti in tema di geologia e fisica quantistica. Però con buona lena, sottraendomi del preziosissimo tempo mi appropinquo a manifestarLe le mie elucubrazioni, dopo aver colto il suo invito a farmi riflettere.

    “Sono i giornalisti che abbassano e alzano il livello di attenzione a piacimento (di chi?). “[…]Astuti, e si direbbe proprio compiaciuti, voi vi buttate sul disastro umano col usto della lacrima, in primo piano.” Le lascio il gusto di indovinare la citazione”. Per non rischiare di essere considerato persona colta, quindi, correre il rischio di urtare la sua suscettibilità ( molto generosa) come lei ha fatto con la mia, potrei risponderle che la citazione mi sembra, appartenga a G. Gaber, mi sembra non sono sicuro…così asserendo mi auguro non faccia dell’inutile allarmismo alzando o abbassando il livello, correndo il rischio di creare marasmi inutili!

    “Passiamo ad un secondo aspetto: il povero Assessore. Non conosco né la persona né la situazione, ma il sale finisce, è ovvio, di fronte a eventi come quello che i nostri comuni stanno affrontando. I nostri comuni l’hanno finito e reperito, finito e reperito, in questi giorni. L’importante è poterselo riprocurare. Finchè c’è, beninteso, perché l’Italia intera è in emerenza, e avremo anche le saline naturali tra le più grandi del mondo, ma i camion non girano per il ghiaccio e il ghiaccio c’è perché i camion non girano. Prepariamoci anche a questo”.

    A me risulta, ad oggi, che in Puglia ancora non si sia visto un fiocco di neve, tuttavia oltre al trasporto su gomma esiste anche quello marittimo, ferroviario ed aereo! Ed esistimo qualora la coltre di neve impedisse il trasporto quelle della nobile ed antica Girgenti.

    “Certo, fa girare le balle, ma che ci possiamo fare? Sputiamo in faccia all’Assessore… Scommettiamo che se l’Assessore si fosse procurato 1000 tonnellate di sale in previsione di un evento con tempo di ritorno trentennale sarebbe spuntato fuori qualche giornalista a fare il pezzo sul sale lasciato a marcire sul piazzale? Vede, mi pare che lei approcci le emergenze in maniera un po’ riduttiva e semplicistica, e invece le emergenze sono sempre complesse”.

    Ha detto bene: “ le pare”! Non è nel mio modus vivendi ed educandi alimentare tesi riduttive e semplicistiche, si sforzi, mi creda!

    “ Poi c’è un altro aspetto che mi preme approfondire. Non so come andava nella Lucania dei primi anni del ‘900, ma in Toscana, nel 2012, nella maggior parte dei Comuni (tutti?) vige qualche norma di un qualche Regolamento che impone ai cittadini di mantenere libero da neve e ghiaccio lo spazio antistante il proprio accesso sulla via pubblica. Lei sa se nel suo comune sussiste quest’obbligo”?

    Alle domande, – a mio modestissimo avviso – ritenute tautologiche, evito di rispondere. Sono sicuro, comprenderà.

    “ Infine, signor Bray, le svelo un segreto. Il territorio della nostra regione è costellato di associazioni di volontariato che operano nell’ambito della protezione civile che con tanto senso civico, forza, orgoglio e senso di appartenenza, sono all’opera anche in questo momento per ridurre i nostri disagi. E le rivelo che la nostra Regione (questa volta con la maiuscola) garantisce il rimborso delle giornate lavoro perse ai datori dei nostri volontari. Perché dice da noi pare utopistica chimera”?

    […] anzi ai partecipanti sono assicurati sgravi e deducibilità fiscali ( soprattutto locali, comunali ). Grazie per il segreto, molto simile a quello di Pulcinella. Comunque, la ringrazio, un segreto, cribbio!.. è pur sempre un segreto. Lo custodirò in tombale silenzio, vista anche la portata e lo spessore. Non alludevo al rimborso, ragione per cui molti dipendenti per non incappare nelle grinfie strozzanti di burocrati rattrappiti, atrofizzati, ideologizzati, spesso sclerotizzati, decidono loro malgrado di prendere ferie. Mi riferivo a sgravi, defiscalizzazioni, deducibilità dei tanti inutili balzelli ( qualcuno anche in contenzioso giudiziale aperto ) che a livello comunale esistono, e lei, mi pare di primo acchito ( dico pare, non se la prenda, sorrida mi sembra teso, ) sia ben al corrente!

    “Vive sull’Isola di Pasqua? (e magari li rimborsano anche lì)”.

    Luogo incantevole, non ho la celata e velata presunzione di banalizzare altri luoghi, del resto lembi di terra paradisiaci, facendo primeggiare il mio!

    “ Ora che sa che il volontariato esiste, lavora, è dotato di mezzi e formazione adeuati, cosa aspetta a iscriversi a una delle tante associazioni “?

    Stia tranquillo, questa notte dormirò ancora più sereno e rilassato del solito, felice di aver appreso un’ulteriore nozione, soprattutto, debbo ringraziarLa, mi ha edotto. Chi le dice che io non sia già iscritto o non faccia parte di un gruppo o associazione di volontari? Se è così sicuro, mi citi la fonte.

    “ C’è ancora molto da fare, questo è certo. Mi perdoni i toni a volte un po’ sopra le righe, non ce l’ho con lei, non la conosco e non ne avrei motivo se non per il fatto che suo malgrado col suo articolo contribuisce a diffondere i principali vizi e tratti d’italianità (ma esiste?): qualunquismo e pressappochismo”.

    Mi auguro di essere stato esaustivo nelle mie risposte, anche se ho dovuto tagliare inevitabilmente alcune sue affermazioni domande tautologiche. Mi risulta difficile comprendere l’ignoranza, la saccenteria, la crassa incapacità, incompetenza ( ergo, il qualunquismo, pressapochismo, demagogia e la strumentalizzazione ideologizzata apriori ) di chi si è auto candidato a ricoprire cariche di responsabilità a servizio della collettività per il Bene Comune, ed è stato democraticamente sovranamente eletto dalla maggioranza, soprattutto, quando davanti alle più dispa(e)rate emergenze, per le più dispa(e)rate motivazioni falliscono palesemente, anziché chiedere umilmente scusa ai (sudditi ) Cittadini, ( quindi scendono dal piedistallo alto 2,5 cm, facendo appello alla Pietas, come tutti noi comuni mortali, tentano di aggrapparsi sugli specchi ridicolizzandosi e ridicolizzando l’ente, l’azienda, il Comune, la Collettività, il Gruppo che indegnamente rappresentano in modo misero!

    Se desidera altre risposte, lasci pure un suo recapito in redazione, ( tempo tiranno permettendo ) volentieri mi renderò disponibile per dissipare ogni altro suo quesito, anche de visu, non solo verbalmente. Magari, affinchè anche lei ( come il sottoscritto possa continuare a fare sogni d’oro, stia sereno che dopo le sue Alte lezioni di Civismo, inerenti in modo particolare alla Res publica…farò ) mediti sul significato della seguente dicitura, sono convinto, saprà trarre le opportune edificanti conclusioni, di L. Sciascia: “ Pochissimi gli Uomini; i mezz’Uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai … E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini … E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle …”. Ad maiora!

  • Gianni Buccelletti

    Egregio sig. Bray,
    il suo articolo non mi aveva entusiasmato, ma non mi aveva neppure causato particolare fastidio. C’era un po’di qualunquismo (non se ne abbia a male, ma un poco ce n’era!) ma c’erano anche alcune affermazioni ragionevoli, c’era infine (per il mio gusto, s’intende) un po’ troppa ironia, ma tutto sommato accettabile. Invece devo dire che il suo commento così aggressivo mi ha alquanto infastidito. Lo so, lei se ne fregherà altamente del mio giudizio ed è suo sacrosanto diritto, ma davvero non potevo fare a meno di comunicarglielo. Magari di quel commento ne andrà fiero, ma siccome sono ottimista sulla natura umana, spero proprio di no. Spero che lei l’abbia scritto in un momento d’ira e che rileggendolo possa accorgersi di avere un tantino esagerato e magari, spingendosi ancora più in là, possa rendersi conto che anche agli altri può accadere qualche volta di avere ragione. Insomma, magari le sorgerà almeno un dubbio, chissà…

  • Francesco Paolo Lolli

    Sinceramente non mi è chiaro se le interessi più difendere le sue tesi o il suo amor proprio. Mi duolgo solo del fatto che non mi pare abbia inteso, nè si sia sforzato di intedere alcunchè del mio intervento, e non sento il bisogno di aggiungere altro.
    La saluto umilmente, Magister Latinorum*.
    un minuscolo
    francesco lolli

    *coniugazione volutamente sbagliata, bene precisare.

  • Gianluca

    Smettiamo di difendere l’indifendibile e di sentirci attaccati quando qualcuno mette il luce la verità. Amministrare è difficile e criticare più facile, ma il sale si può acquistare abbondantemente in anticipo e tranquilli che non scade, per cui non c’è nessun rischio da stoccaggio. Inoltre costa molto meno se comprato d’estate, quindi il fatto di non fare scorta non è minimamente difendibile nemmeno con ragionamenti di natura finanziaria. Se le nostre amministrazioni non hanno voluto risparmiare dei bei soldini pubblici acquistandone in eccesso fuori stagione, avevano comunque abbondante tempo per approvigionarsi anche all’ultimo momento visto che l’annuncio della perturbazione è stato dato con largo anticipo. (il ferramenta vicino a casa mia in piena emergenza ne ha ordinato un tir pieno che è arrivato i due giorni). Nessun problema di disponibilità presso i fornitori o problemi di trasporto. Solo la solita sciatteria. Il problema dell’Italia è che ci abituiamo a giustificare ed accettare come normali modi di gestire la cosa pubblica che normale non lo è per niente.
    Gianluca Padovani

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