E' però triste vedere, come sta accadendo in questo post-elezioni, come l'astensionismo stia diventando un atteggiamento replicato da tanti (troppi) e che tale comportamento rischi di dilagare a macchia d'olio e di diventare quasi figo.Lo dimostrano tanti "vip" dell'opinione pubblica italiana che in questi giorni hanno esternato il fatto di non essere andati a votare. Lasciando da parte i casi specifici, che sicuramente vista la portata culturale dei personaggi non possono essere frutto di superficialità, questa "moda" avanza e non mi piace per niente. Primo perchè votare oltre a un diritto è anche un dovere, secondo perchè come sempre per tutte le mode c'è chi le cavalca e se ne approfitta infilandoci la furbata a proprio vantaggio.
Non essere "di nessuno" può infatti a volte risultare vantaggioso, vista anche la deleteria guerra di bande che impera nel nostro paese. Inoltre la situazione politica, con l'ormai fallita (almeno per adesso) trasformazione verso il bi-partitismo all'americana, crea le condizioni per le quali non esprimere posizioni chiare possa essere conveniente. E' vero che in certi casi diventare non-schierati per interesse è un meccanismo di difesa dei singoli rispetto a un mondo che offre occasioni "se e solo se...", questo lo capisco, ma non è comunque un atteggiamento positivo.
L'Italia, purtroppo, è così. Negli anni settanta fu di moda per un po' votare comunista anche se non si era comunisti. Poi tutti diventarono socialisti, salvo poi tirare le monetine al Craxi sotto-processo. Più recentemente divenne di moda essere anti-politici, una tematica dimenticata dopo qualche mese senza che nulla o quasi fosse cambiato. Adesso rischia di diventare di moda l'essere scettici e il non schierarsi, il restare a cavallo di due, tre o quattro staffe, un atteggiamento che non mi piace per niente perchè è ancora più apatico e improduttivo di tutti gli altri visti in precedenza.
Da elettore sono stato il primo ad avere forti dubbi sull'andare o meno a votare. Alla fine, pur tra tanti dubbi, ho compiuto lo sforzo di ricercare la tessera elettorale, come sempre dispersa in qualche cassetto o armadio, prendere la macchina, recarmi al seggio e fare una scelta. E sono convinto, con lo sforzo fatto, di avere dato comunque una mano al mio paese e alla mia regione.

