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Venerdì 25 Maggio 2012 08:58
Ci scrive l'agronomo Gianfranco Rossi

Cortona, Impianti a Biometano: una precisazione

Scritto da  Gianfranco Rossi

Lunedì 21 maggio, si è tenuta presso la sala civica di Camucia l'assemblea pubblica del Comitato Tutela di Cortona dal tema "Cortona, cavallo di Troia per le biomasse in Valdichiana". Fra i tanti argomenti trattati, sono stati oggetto di vari interventi anche i due impianti per la produzione di biometano/biogas in costruzione nel territorio cortonese. In qualità di tecnico agronomo, ho fatto parte del team di professionisti, comprendente ingegneri ambientali e geologi, che ha seguito l'iter progettuale e autorizzativo dei due impianti. Vorrei pertanto intervenire per fare chiarezza in merito e per correggere alcune inesattezze espresse dagli intervenuti.

Si dirà che, in quanto tecnico delle committenze dei due impianti, non possa che essere parziale. Lascio al lettore la valutazione in merito. Da parte mia, cercherò di limitarmi ad enunciare i fatti e ad esprimere valutazioni il più possibile oggettive.

Cosa è un impianto per la produzione di biometano?

Il biometano è un biocombustibile gassoso ottenuto dalla fermentazione in assenza di ossigeno (digestione anaerobica) di materiali residui di origine organica, animale o vegetale.

Un impianto di produzione di biometano riproduce quanto avviene negli stomaci di un bovino: la biomassa viene prima triturata, quindi viene inviata ad un digestore dove subisce la digestione da parte dei microrganismi che disgregano la sostanza organica producendo biogas costituito per il 70% da metano e per la restante parte da anidride carbonica ed altri componenti. Il biometano prodotto può essere destinato alla cogenerazione con produzione di energia elettrica che viene immessa nella rete ENEL e calore, utilizzato in loco.

L'intero processo avviene in ambiente perfettamente sigillato e a temperatura controllata.

Le biomasse utilizzabili sono tutte quelle agricole non costituenti rifiuti e in particolare:

colture invernali e primaverili (mais, sorgo, triticale, erbai ...)

residui colturali (paglia, colletti barbabietole, ...)

deiezioni animali (suini, bovini, avicunicoli, equini)

residui agroindustriali (sanse olearie, vinacce, siero, scarti vegetali, scarti pastifici...).

Il residuo della digestione anaerobica, denominato digestato, viene riutilizzato per la fertirrigazione oppure essiccato e compostato per la produzione di terricci.

Ciò premesso, vado a commentare alcuni considerazioni espresse dagli intervenuti all'assemblea. Non potendo riportare le testuali parole, cercherò di riferire il più possibile fedelmente i concetti espressi.

E' stato detto che, per motivi di convenienza economica, non verranno utilizzati i reflui zootecnici. E' VERO, non verranno utilizzati reflui zootecnici, è FALSO che ciò derivi da una scelta imprenditoriale. Il piano di alimentazione dell'impianto del Ferretto, prevedeva l'uso di pollina e liquami suini di allevamenti posti nelle vicinanze. Secondo l'interpretazione che ARPAT ha dato in sede di conferenza dei servizi sulla normativa vigente (Testo Unico sull'Ambiente), l'uso di reflui zootecnici negli impianti di digestione anaerobica, configura il digestato come rifiuto.

Si riporta uno stralcio della delibera autorizzativa:

"..la Conferenza dopo approfondita discussione e con parere unanime, ritiene che le materia fecali che l'Azienda proponente intende utilizzare nel proprio ciclo di produzione di energia elettrica non possano, allo stato ed al momento, ragionevolmente essere qualificate quale biomassa che non rientra nell'ambito di applicazione della parte quarta del D.Lgs. 152/2006 (Sezione rifiuti del Testo Unico Ambiente)"

E' stato detto che verranno effettuate coltivazioni intensive con incremento dell'uso di concimi e diserbanti. FALSO: è dimostrato che le colture da biomassa favoriscono la riduzione di imput chimici, in quanto si riduce l'impiego di concimi minerali (peraltro sono tutti di derivazione estera!) che vengono rimpiazzati con la distribuzione del digestato e si riduce l'impiego di diserbanti, in quanto la presenza di infestanti assieme alla coltura, non crea problemi, essendo questa destinata ad essere trinciata e insilata.

E' stato detto che il digestato è un materiale altamente inquinante. FALSO: come attestato da fonti autorevoli (Gruppo Ricicla dell'Università di Milano, Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, ecc.) il digestato costituisce una matrice organica stabilizzata, igienizzata e pulita, di alto valore agronomico, con buone proprietà fertilizzanti ed ammendanti. Distribuendo il digestato nei terreni di provenienza delle biomasse, si va a riportare su questi gli stessi elementi della fertilità sottratti con la coltivazione.

E' stato detto che alle Conferenze dei Servizi sono stati convocati solo quattro enti. FALSO: tutta la documentazione progettuale degli impianti è stata prodotta a tutti gli enti aventi titolo, ventisei per l'impianto del Ferretto, diciannove per l'altro impianto, che sono stati tutti convocati alle Conferenze dei Servizi. Gli enti che non hanno partecipato direttamente alle conferenze, hanno quasi tutti inoltrato nulla-osta, alcuni a seguito di richiesta di integrazione, fra cui per l'Umbria, relativamente all'impianto del Ferretto, Regione, Provincia, Comune di Castiglione del Lago, Soprintendenza, ASL, ARPA.

E' stato detto che non sono state correttamente informate le Soprintendenze. FALSO: ci si è attenuti scrupolosamente a quanto prescritto in sede autorizzativa. Per l'impianto del Ferretto è stata data comunicazione di inizio lavori alla Soprintendenza della Toscana e dell'Umbra. Per l'impianto del Riccio, si è provveduto a nominare l'archeologo che dovrà sovrintendere i lavori e ne è stata data comunicazione alla Soprintendenza per la Toscana.

E' stato detto che obiettivo delle aziende proponenti è speculativo e non ambientale. SINGOLARE pretesa. E' come affermare che svolgere un'attività di impresa o una qualunque attività lavorativa per ritrarne un reddito è criminale o, quanto meno, biasimevole.

E' stato detto che questi impianti vengono realizzati solo grazie agli incentivi, senza di questi non si farebbe nulla. VERO: in generale, senza aiuti il settore delle rinnovabili non sarebbe mai partito. In Germania, il biometano è stato avviato da anni grazie all'incentivazione.

"Un paese che crede davvero nelle energie rinnovabili, che investe in uomini e risorse nella ricerca di settore per trovare la vera alternativa al nucleare, destinato ad uscire di scena nel 2020.

Questa è la Germania che si prefigge un obiettivo ambizioso entro il 2050: arrivare al 60% di energia e all'80% di elettricità prodotte da fonti rinnovabili, in particolare biomassa, la fonte più utilizzata (70%), seguita da fotovoltaico ed eolico.

Il numero di impianti in Germania ha superato i 7.100 con una potenza installata di circa 2.700 MW e ben 3,7 milioni di nuclei familiari che utilizzano elettricità da biogas" (Il Sole24 ore – 30 gennaio 2012)

E' stato detto che il Comune di Cortona ha deliberatamente confinato l'impianto ai limiti del territorio comunale. FALSO: l'ubicazione degli impianti è stata scelta dalle aziende proponenti, senza interferenza alcuna. Pertanto un impianto sorgerà al confine con il Comune di Castiglione del Lago, l'altro in pieno territorio comunale.

In conclusione, ringrazio gli organizzatori per avermi invitato, tramite face book, a partecipare all'assemblea. Mi rammarico tuttavia che, nonostante avessi espresso più volte la disponibilità a presentare al Comitato i due progetti, non sia stato convocato. Forse avrei potuto contribuire a garantire una migliore informazione. Ritengo che fare cattiva informazione (mi riferisco agli impianti a biometano e non entro nel merito degli altri argomenti dibattuti), al di là delle cause perseguite, giuste o sbagliate, non sia un buon servizio alla cittadinanza e si finisca col perdere credibilità su tutti i fronti.

Gianfranco Rossi Agronomo

12 Commenti

  • Link del commento Bernardo Gori Venerdì 25 Maggio 2012 09:59 inviato da Bernardo Gori

    Buongiorno, mi chiedevo avendo partecipato alla riunione a scopo informativo, perchè non è intervenuto a dire quanto ha scritto stamani? Io sono andato alla riunione per capire l'altra sera, avrei gradito molto la presenza manifesta di tecnici a cui poter fare delle domande. Converrà con me comunque che l'idea di bruciare olio di palma in Val di Chiana rappresenta veramente una soluzione bizzarra, l'incremento dei mezzi che trasporteranno questi materiali sarà enorme... per fare cosa poi? 5 Megawatt? E' questo che mi stona un po' della faccenda, se uno ricoprisse i capannoni di fotovoltaico della zona induztriale di Camucia ne otterrebbe 10 volte tanti senza bruciare niente, senza mezzi in movimento e senza deturpare paesaggi (una zona industriale non è per definizione paesaggisticamente pregevole).
    In Trentino accanto alle fabbriche di trasformazione del legnane hanno i loro bruciatori di biomasse attigui, producono energia a km0, questo deve essere il concetto!
    Un Saluto Cordiale

  • Link del commento inserisci il tuo nome e cognome...comitato tutela di cortona Venerdì 25 Maggio 2012 12:56 inviato da inserisci il tuo nome e cognome...comitato tutela di cortona

    C'è stata una occasione unica per chiarire: l'Assemblea dei Cittadini.
    Tutti hanno avuto l'opportunità di intervenire.
    Lei, pur presente, ha preferito non farlo.
    What you say before is science, what you say after is an excuse... Ciò che dici prima è scienza, ciò che dici dopo è solo una scusa. (Albert Einstein).

  • Link del commento Chiara Gagnarli Venerdì 25 Maggio 2012 13:15 inviato da Chiara Gagnarli

    Ero presente all'assemblea di lunedì, e credo che un paese che crede davvero nelle rinnovabili in questo caso un comune, investirebbe su piccoli impianti ad uso familiare e incentivebbe le piccole e medie imprese verso la realizzazione di progetti innovativi e virtuosi a favore della sostenibilità sul territorio, non lasciando in mano la nostra terra a queste società che vivono di business agroenergetico.
    Gli incentivi pagati da noi direttamente in bolletta devono andare a fare il profitto di pochi o dovrebbero permettere di spingere il paese verso una maggiore autosufficienza energetica?
    Riguardo all'uso del digestato, liquido contenente si azoto, potassio e fosforo ma povero di sostanza organica, comporta un maggior rischio di dilavamento ed erosione dei terreni, ed è facilmente solubile quindi allo spandimento emette più ammoniaca e più protossido d’azoto (causa dell'effetto serra) rispetto al liquame.
    Ci sarebbe molto da dire, ma personalmente non ci trovo nulla di rinnovabile o ecologico ma solo una semplice speculazione.

  • Link del commento Alessandra Valdarnini Venerdì 25 Maggio 2012 13:45 inviato da Alessandra Valdarnini

    Non ho ben capito: il signo Rossi era presente all'assemblea e se ne è stato zitto in un angolo evitando un confronto? E ora viene fuori con un articolo per far vedere quanto è bravo lui e quanto sono disinformati e/o in cattiva fede quelli del Comitato? Posso esprimere qualche dubbio su questo comportamento?
    Ah ma dimenticavo, i tecnici sono infallibili, come quelli che dicevano che dai camini sarebbe uscito solo vapore acqueo... Il buon senso è dote rara...

  • Link del commento Manuel Benavoli Venerdì 25 Maggio 2012 17:20 inviato da Manuel Benavoli

    Non capisco cosa centri l'olio di palma. Mi pareva di aver capito si parlasse di Biogas. Il dott. Rossi, per quanto di parte, effettivamente ha sottolineato molti aspetti corretti sull'iniziativa. Concordo in parte con Chiara Gagnarli nel fatto che siano da preferire i piccoli impianti ma la tecnologia del biogas effettivamente è complessa e non funzionerebbe in mano a persone inesperte e ovviamente l'esperienza si paga. Piccoli impianti non permettono ricavi sufficienti soppesati all'investimento da compiere e ai costi di manutenzione e gestione. D'altra parte non si vuole il fotovoltaico a terra perchè porta via superficie all'agricoltura, ma non si vuole neanche l'agricoltura per produrre grano, mais, sorgo, ecc. Vi chiedo: come fa un’azienda agricola oggi a ottenere dei ricavi dalla propria attività se non investendo i propri mezzi e forze su iniziative come quelle del biogas con un respiro di almeno 15 anni!? Sicuramente le strutture che verranno realizzate non saranno invisibili ma d’altro canto garantiranno nel territorio una attività agricola continua senza il rischio di graduale abbandono della campagna come sta succedendo in molti territori d’Italia.
    Quanto all’inquinamento, non capisco come si possa pensare che esca qualcosa di dannoso dai prodotti dell’agricoltura. Non ho mai sentito dire che il mais, il sorgo, ecc sono inquinanti. Tantomeno dopo che si sono decomposti. Che danno può fare un mazzo d’erba appassito? Il procedimento con cui si ossida la materia organica di un mazzo d’erba che sta all’aperto è paragonale al processo di fermentazione che avviene nel biogas dove però non c’è ossigeno e dove si riesce a recuperare il metano che altrimenti in natura si disperderebbe. I terricci che compriamo in negozio sono rifiuti organici decomposti (scarti di potature, erbe, scarti alimentari, ecc) e il risultato è che la gente acquista i terricci certa di far del bene alle proprie piante. Mi chiedo: perché il digestato deve poter far male a noi e alla campagna visto che composto da sola materia organica mentre il terriccio, spesso contenente residui plastici, metallicci e altro deve poter far bene ai nostri fiori?
    Un saluto a tutti e W le rinnovabili!!

  • Link del commento Gianluca Padovani Venerdì 25 Maggio 2012 18:05 inviato da Gianluca Padovani

    Diciamo che il progetto se ben lontano da quanto di più lodevole si può fare nel campo delle energie rinnovabili, almeno vanta impatti minori rispetto alle scellerate centrali a biomassa tanto care ai sindaci della Valdichiana, pertanto va apprezzato quantomeno il piccolo passo in avanti.

    Riporto solo alcune inesattezze:

    1) ‘E' stato detto che verranno effettuate coltivazioni intensive con incremento dell'uso di concimi e diserbanti. FALSO’
    VERO invece – qualsiasi agronomo le può confermare che le monoculture intesive (qualunque esse siano) impoveriscono i suoli.
    Però è altrettanto vero che già in Valdichiana si fà prevalentmente agricoltura intensiva con massimo 2-3 rotazioni per vari scopi per cui non è che cambi molto. Certo è un sistema che non andrebbe incentivato ma disincentivato semmai altrimenti rischia di catturare anche quelli che con passione e responsabilità fanno agricoltura di qualità.
    Inoltre la biomassa sottrae posti di lavoro in agricoltura perchè attività completamente automatizzata rispetto alle culture orticole, vinicole, fruttifere etc..

    2) ‘concimi minerali che vengono rimpiazzati con la distribuzione del digestato’
    Lei stà affermando che esempio con il residuo di un raccolto si forniscono tutti i nutrienti per rigenerare la stessa quantità di raccolto???????
    Se così fosse lei ha appena sconvolto le leggi della biologia e della fisica note sino ad oggi.
    Se non crede alla scienza, almeno si prenda una giornata per andare nel modenese quando lavorano i campi per la semina della biomassa e si farà un’idea più vicina alla realtà.

    Il più ignorante dei contadini inoltre sa bene che le monoculture fanno proliferare i parassiti della specie coltivata ad oltranza pertanto necessitano di ingenti quantitativi di antiparassitari.

    3) ‘In Germania, il biometano è stato avviato da anni grazie all'incentivazione.’
    Perchè prendiamo sempre i pessimi esempi ambientali provenienti dalla Germania e non quelli virtuosi di altri paesi come Austria & Danimarca dove vi sono digestori che utilizzano scarti delle foreste senza bisogno di nessun incentivo perchè utilizzano appunto materia ampiamente disponibile ed auto-rinnovabile che non deve essere prodotta nei campi?

  • Link del commento Alessandra Valdarnini Venerdì 25 Maggio 2012 21:22 inviato da Alessandra Valdarnini

    Si parla di olio di palma perché inizialmente sarebbe dovuto essere il combustibile usato a Renaia. Ovviamente la scelta era ricaduta su questo all'interno di un progetto eco solidale, mica squallida speculazione! Ovviamente era anche economico e ecologico importare dalla Nigeria l'olio di palma! Poi qualcosa è andato storto, forse non conveniva più l'olio di palma e allora si è pensato di smettere di destinare i campi alla produzione alimentare ma di destinarli alla produzione di energia, praticamente bruciare il cibo. Poi forse no, ora si parla di scarti, tra un po' ci saranno altre splendide invenzioni in nome del progresso e della collettività.
    Quattro tecnici preparati e rassicuranti ci diranno che noi siamo quelli del no, no a tutto, che non siamo ne' competenti ne' preparati.
    Vedo dai commenti che ci sono persone competenti che non fanno parte del comitato e che esprimono i loro dubbi.
    Come è possibile allora che quelli competenti e favorevoli siano sempre immischiati in queste storie? Cosa li spinge ad abbracciare queste cause?
    Il progresso? Di chi?

    P.s. Errori ortografici dovuti al correttore automatico ignorante..

  • Link del commento Giancarlo Bellincampi.. Sabato 26 Maggio 2012 14:41 inviato da Giancarlo Bellincampi..

    IL DEMONIO è stato sempre indispensabile nella storia dell'umanità a tutti coloro che sentono il futuro come minaccia al passato dentro il quale si rifugiano, minacciati dal dubbio dalla ricerca e dalla novità quel demonio che turba la convinzione che sia il sole a girare intorno alla terra e che costringe il nostro paese nell'arretratezza e nella conseguente povertà

  • Link del commento bernardo gori Sabato 26 Maggio 2012 19:44 inviato da bernardo gori

    Buonasera, io sono assolutamente favorevole a tutte le energie alternative, siano esse derivate dal sole, dal vento dal biogas e chi più ne ha più ne metta. E' troppo chiedere che ciò che ne deriva da tale attività non impregni l'aria, il sottosuolo, le falde acquifere di materiale potenzialmente dannoso? Qua amici non è un problema economico è un problema sanitario.
    Esiste poi un ente dotato di specifici mezzi di controllo che tenga sotto controllo la situazione? Esiste un politico che ha voglia di far riconciliare un po' la cittadinanza con la politica che ha voglia di perorare la causa? Non trovate poco attraente sotto il punto di vista dei turisti che nella splendida Val di Chiana nascano dei simpatici bruciatori di materiale non del tutto sotto controllo?
    Un Cordiale Saluto

  • Link del commento Roberto Rossi Domenica 27 Maggio 2012 08:47 inviato da Roberto Rossi

    Se si tratta di recupero come liquami o altro ok ma visto che i digestori, e anche questo, con il mais coltivato vanno dieci volte di più che con gli scarti si prendono dieci volte più di contributi e a nessuno interessa il vero motivo per cui sono nati questi impianti ovvero recuperare gli scarti.
    Vero che le normative italiane sono tutto un controsenso ma invece di stravolgere i concetti e i progetti per cui sono nati riguardiamo le norme.....ma quando ci si guadagna ugualmente che importa??
    Mi sembra un controsenso coltivare qualcosa di alimentare per trasformarlo in rifiuto, attenzione a scherzare con il cibo, l'acqua, l'aria, siamo diventati tanti in questo mondo.

  • Link del commento Gianfranco Rossi Lunedì 28 Maggio 2012 16:49 inviato da Gianfranco Rossi

    Il mio intento non è quello di fare polemiche inutili, ma di contribuire a dare una corretta informazione, senza per questo avere la pretesa di essere infallibile. In quest’ottica il mio intervento sul biogas è volto a correggere alcune imprecisioni espresse da alcuni intervenuti all’assemblea. Ho cercato in tal senso di esporre i fatti, documentati e documentabili, limitandomi il più possibile ad esprimere opinioni che, in quanto tali, sono, ovviamente, opinabili.
    Rispondo ad alcuni commenti, in parte con evidenze oggettive, in parte esprimendo in questo caso una mia personale opinione, a cui si può essere o non essere d’accordo.
    Concordo con alcuni interventi, in particolare quello di Roberto Rossi, per cui le normative italiane sono spesso contraddittorie e non sempre premiano gli investimenti più “virtuosi”. Personalmente mi auguro che il nuovo sistema tariffario sul biogas incentivi maggiormente la cogenerazione, la filiera corta e, soprattutto, l’uso di sottoprodotti, quali effluenti zootecnici, scarti agroindustriali, colture non alimentari. In tal senso è necessario un contestuale riordino normativo del Testo Unico sull’Ambiente che ne chiarisca, una volta per tutte, la possibilità e la modalità di uso. E’ infatti vero che il mais produce più di molti sottoprodotti (non di tutti), ma è altrettanto vero che quest’ultimi hanno spesso un costo limitato o nullo, per cui sarebbe molto conveniente poterli utilizzare.

    Sul commento di Gianluca Padovani:
    Ci inseriamo in un contesto, quello della Valdichiana, già caratterizzato da agricoltura intensiva con basso impiego di manodopera. Le colture da biomassa non entrano in competizione con le orticole, vinicole e frutticole che mantengono una loro redditività, ma con le cerealicole che oggi versano in grosse difficoltà. Basti pensare che negli ultimi dieci anni il prezzo del frumento si è ridotto del 10%, mentre i prezzi di gasolio, concimi minerali e trattori sono pressoché raddoppiati.
    Il biogas è una filiera ad elevata intensità di lavoro italiano, sia in quanto nella produzione di biomasse sono protagoniste le produzioni locali, sia perché a differenza di altri settori, i fornitori di tecnologie sono prevalentemente italiani.
    Non credo si debba imputare al biogas l’intensificazione dell’agricoltura sia perché fenomeno recente, almeno in Italia, sia per la bassa incidenza sulle superfici coltivate. Nel modenese, il forte uso di concimi di sintesi e la monocoltura esasperata, è collegata in primo luogo alla produzione di mais per mangimi zootecnici.
    In merito all’uso del digestato, non ho affermato che questo “rimpiazzi” i concimi chimici ma che contribuisca a ridurne l’uso. E’ pur vero che la quantità di macroelementi della fertilità (N, P e K) in entrata è pressoché la stessa che troviamo in uscita dal processo di digestione anaerobica, in quanto nel biogas abbiamo essenzialmente composti del carbonio (metano e anidride carbonica).
    Sull’uso degli scarti delle foreste, per le mie conoscenze, non sono idonei alla produzione del biogas, in quanto la digestione è ostacolata e inibita dalla presenza di lignina che non è digeribile. Ci sono delle sperimentazioni in tal senso ma i sistemi per demolire la molecola di lignina sono al momento troppo costosi. Pertanto questo tipo di prodotto può essere utilizzato come combustibile legnoso, bruciato tal quale, cosa ben diversa da produrre biogas.

    Sui commenti di Alessandra Valdarnini:
    Non ho ritenuto opportuno intervenere direttamente all’assemblea per limitare il più possibile l’opinione personale, anche sull’onda emotiva, ed attenermi ai fatti.
    Certamente i tecnici non sono infallibili, compreso il sottoscritto. Tuttavia non ho mai parlato di vapor acqueo. Forse stai confondendo tecnico. Si continua, inoltre, a non distinguere gli impianti che bruciano direttamente la biomassa, come l’olio di palma o il cippato, con gli impianti a biogas, che sono cosa diversa.

    Sul commento a firma Comitato Tutela Valdichiana.
    Le chiedo di firmarsi con nome e cognome, come è buon uso di questa testata, senza nascondersi dietro alle sigle. In secondo luogo sulla citazione della frase di Einstein: molto di effetto, ma non capisco cosa Lei abbia voluto dire. Se ritiene che io debba scusarmi di qualcosa, lo dica con chiarezza.

    Infine, in merito al consumo di superficie agricola, verificando i numeri reali, cioè gli ettari destinati alle coltivazioni energetiche, ci si rende conto che la questione così come posta è sbagliata. Attualmente la superficie agricola utilizzata (SAU) nel Paese è pari a circa 13 milioni di ettari, mentre circa 7 milioni sono gli ettari di SAU a seminativi. Attualmente sono utilizzati per il biogas circa 80.000 ettari (0,6% della SAU totale, 1,14 % dei terreni a seminativi); per arrivare a produrre l’energia prevista nel Pan (Piano di azione nazionale sulle rinnovabili) occorrerebbero circa 400.000 ettari (3,7% della SAU). Si dimentica che negli ultimi 30 anni abbiamo lasciato 3 milioni di ettari (10% del territorio nazionale) alla cementificazione e tutt’oggi incentiviamo la non coltivazione dell’8% dei terreni agricoli italiani a seminativi attraverso il set-aside.

    Cordiali saluti

  • Link del commento Eugenio Giannoni Martedì 29 Maggio 2012 11:23 inviato da Eugenio Giannoni

    Io invito i comitati a chiedere ad Arpa etc di fare gli opportuni controlli in fase di esercizio dell'impianto, che comunque genera metano per fermentazione, non brucia olii.
    Ma suggerisco anche di concentrarsi sulla vera causa di distruzione delle campagne: la cementificazione residenziale e industriale: Cordiretti ha stimato che negli ultimi 30 anni sono stati sotttratti all'agricoltura e cementificati terreni pari all'estensione della Lombardia. Quali comitati sono sorti per le varie lottizzazioni di villettine varie e zone artigianali?
    lìimpianto a biometano è un'opera smontabile, le villette e le zone artigianali non hanno nessun obbligo di ripristino del terreno.
    I turisti in Italia che vengono a vedere? le file di capannoni che per centinaia di chilometri costeggiano le nostre strade o le villette bifamiliari sparse in tutta l'umbria?

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