I ragazzi si sono cimentati nell'officina dell'artista statunitense, producendo loro stessi le sculture alcune delle quali sono la copia dei "mobiles" di Calder, altre sono invece frutto della loro immaginazione. Gli alunni invitano la cittadinanza a visitare la mostra perchè è più difficile spiegarla a parole che capirla nella sua visione. Il principio cardine dell'artista fatto proprio anche dai ragazzi è stata questa massima dello scultore americano: "Se non riesci a immaginare le cose, non puoi realizzarle. Tutto quello che puoi immaginare è realizzabile". Ecco quindi le idee astratte prendere forma attraverso lo strumento preciso e concreto di righelli e calcoli, con il passaggio finale di un'opera che altro non rappresenta che la reazione di elementi naturali.
Il dirigente scolastico dell'istituto, Iacopo Maccioni, è il primo ad essere soddisfatto del risultato di questa mostra nella quale i ragazzi "hanno guardato al futuro in modo costruttivo piuttosto che farsi spettatori passivi di accattivanti immagini costruite da altri – ha commentato – In un tempo in cui i giovani cercano emozioni forti, anche artificialmente indotte, l'artificio può diventare causa e conseguenza di emozioni forti ma autentiche e vere".
Le classi si sono avvalse dell'aiuto delle professoresse Caterina Mariucci e Patrizia Grazzini. Hanno inoltre collaborato in maniera attiva l'architetto Sergio Bianconcini e lo scultore Stefano Demuro.

