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Cecilia Falchi

Cecilia Falchi

30enne Blogger per sopravvivenza mentale e precaria per scelta altrui. Spontanea nel suo essere assurda, sembra uscita da un'illustrazione di "Mary Poppins", ma respira sarcasmo come un personaggio di Woody Allen. Calamita vivente per i guai. Il suo motto è "Domani è un altro giorno... speriamo parta la macchina"

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  • 12 anni fa, uno stage a Milano mi ha permesso di entrare nella professione che volevo fare da grande dalla porticina accanto al portone principale. E dopo 3 mesi avevo il primo contratto in tasca. Quando fu istituito lo stage funzionava. Non credo che alla fine siano state le ricorrenti crisi a peggiorare la situazione, quanto la scarsa cultura delle risorse umane che si riscontra in tante aziende italiane. Uno stage è buono se si acquista professionalità in cambio di tempo. Con gli anni lo stage è diventato tempo in cambio di nulla. Ma le aziende hanno bisogno del tempo delle persone, soprattutto se si tratta di tempo qualificato, come quello di tanti giovanni ultra-laureati.
    Forse piuttosto che accettare stage converrebbe proporre di essere pagati una (piccola) cifra per un (piccolo) lavoro con il quale dimostrare (se c’è ovviamente…) il proprio talento. Un piccolo risultato sul quale costruire eventualmente un rapporto di lavoro futuro. Dare qualcosina, in cambio di qualcosina. Sarebbe molto più onesto e redditizio per tutti. Le forme contrattuali x farlo ci sono. Permetterebbe di superare l’ipocrisia che si nasconde dietro tanti stage.

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