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Monia Bracciali

Sono le Olimpiadi più isteriche della storia. Assomigliano un po' ad una sindrome premestruale e il fatto che Londra 2012 sia così turbolenta nei blabla è davvero un peccato. Tra sponsor inferociti per i tanti posti vuoti nei vari impianti, la prepotenza e l'arroganza degli stessi verso gli altri marchi, le polemiche di casa nostra sulla sterilità di medaglie nazionali (come se lo scenario non fosse stato già ampiamente ipotizzato), non mancano neppure le scommesse clandestine sul badminton e i pianti nella scherma a causa di giudici di gara che proprio non sanno che pesci prendere e fanno danni irreversibili. Questi Giochi, per isterismo, kleenex e atleti più chiacchierati, sono sempre più femmina. Aspettando gli exploit testosteronici dell'atletica (no, basta battute sulla Semeya).

Una è tedesca, mora, nata nel '78 nella vecchia Germania dell'Est. L'altra è italiana, biondissima nata a Mirano, in Veneto, nell '88. In comune, una vita da fenomeni precoci del nuoto, tante medaglie, record infranti, la pressione asfissiante dei mass media, problemi di carattere ansioso-depressivo, il logoramento e i riflettori che bruciano.

Di sparo, di fioretto e di freccia. E sono cinque medaglie, tra i quali due ori, perchè noi italiani quando c'è da colpire, tirare e sparare, non ci fermerebbero nemmeno i reclutati dal Mossad. Ma solo per finta, per gioco, per sport. Che dentro quello spirito da guerrieri assetati di sangue, mica ce l'abbiamo, che alle ingiustizie o ai torti non scendiamo in piazza con le pistole. Non più. Semmai troviamo vie alternative, di sopravvivenza, di leggerezza. Inutile fare proclami rivoluzionari: noi italiani non ce l'abbiamo nel dna e allora c'è davvero poco da fare.

Londra chiama. Alle 19,30 infatti si parte con la cerimonia di apertura, curata dal regista di "Trainspotting" e "The Millionaire", Danny Boyle. Ai tempi di facebook e twitter nemmeno eventi come questi sono più sorprese. Se fate una ricerca sul web troverete la cerimonia in tutti i suoi dettagli.
Londra chiama, perchè dopo Pechino 2008 vanno riscritte un po' di storie. La Cina della censura ci ha impresso dentro l'impresa del centometrista Bolt e poco altro. Le emozioni olimpiche sono ancora tutte concentrate su Jesse Owens, Abebe Bikila, Nadia Comaneci, Mark Spitz, Carl Lewis, Michael Johnsonn: abbiamo davvero bisogno d'altro.

"Non ho fiducia in chi sostiene cose assurde. Parlare di cambiare il modulo di gioco, è ridicolo. Perché questa gente sostiene: siccome giochiamo male, dobbiamo cominciare a giocar bene. Si dimenticano che giochiamo male perché siamo deboli. Ed essendo deboli dobbiamo continuare a difenderci. Con l'astuzia italica abbiamo vinto qualcosa, andando allo sbaraglio perderemo tutto". (Gianni Brera, 1976).
Prandelli aveva fatto l'Italia. Noi, contro la Spagna, abbiamo dimenticato di fare gli italiani. Commissario tecnico compreso. Sbagliato l'approccio alla partita, sbagliato il modulo, sbagliati i cambi, sbagliato snaturalizzarsi. Che poi, conti alla mano, contro gli spagnoli avremmo perso lo stesso, ma il passivo non sarebbe stato così pesante. E quindi, poco conta perchè la storia la fa chi vince, non la costruiscono gli sconfitti.

Non sappiamo dove vedrete la partita, come e con chi. Soprattutto non sappiamo quanto ci credete, quali riti siete disposti a fare per scaramanzia e se avete in mente dei fioretti. O magari la Spagna vi fa ripensare a quella spagnola (la ragazza èh...) conosciuta a Lloret de Mar un po' di estati fa, che aveva quel fuoco dentro che ancora vi crea quel non so cosa dentro. Non importa, resettate tutto e se sono farfalle nello stomaco, bevete una bottiglia di Maalox. Stasera ci vogliono concentrazione e almeno ripetere i 23 milioni di strilli che hanno accompagnato l'Italia in finale. Dobbiamo vincere e se non ci credete abbastanza, le motivazioni stavolta ve le diamo noi.

Venerdì 29 Giugno 2012 10:16

Neuro 2012. Ho fatto piangere la Germania

Io sento solo fischi e li sento da anni, li sento in tutti gli stadi e ovunque giochi.
Io sono diverso e per questo tutti mi odiano. Mi urlano che non esistono "negri italiani" ma a me quella maglia non pesa per niente mai.
Dicono che non capisco niente, c'è chi mi dà del ritardato ma io sono così e certo, non mi sento uno scienziato, anche perchè a scuola non avevo tanta voglia di studiare, io volevo solo giocare al pallone e anche mamma e papà lo sapevano che era inutile sgridarmi.

Non ce ne frega niente. O meglio: se la sfida di questa sera fosse stata – che so – contro il Portogallo, non ce ne importerebbe un fico secco. La semifinale è un miracolo di questa Nazionale: da questo Europeo nel quale abbiamo vinto una volta sola e segnare è impresa titanica, tutto quello che viene in più è guadagnato, nella tipica mentalità italiana. E' solo che stasera hai davanti i tedeschi e allora tra un problema e l'altro "io sprediamo che me la cavo". Ci sono partite che non finiscono dopo 90 minuti, quella contro la Germania dura e segna una vita.

Mancano quarantotto ore a Italia-Germania e i pronostici si sprecano, soprattutto in terra tedesca, una nazionale che da sempre ha l'ansia da prestazione quando se la devono giocare con gli italiani.
I tedeschi, infatti, non sono mai riuscita a spuntarla contro di noi nelle competizioni ufficiali ma c'è sempre una prima volta, alla pari di come non esistono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, chi fa da sè fa per tre e ognuno è artefice del proprio destino.

Non so se sia peggio svegliarsi con in testa "Seven Nation Army" o l'inno di Mameli. Come colonna sonora avrei scelto banalmente "Wonderwall" degli Oasis. Il "muro delle meraviglie" inteso in senso letterale o, ancora meglio, "ancora di salvezza" nel suo significato più consueto. L'ancora è stata un cucchiaio, che gli esperti oggi si affannano a dire che in realtà quello di Pirlo è stato uno "scavetto". Ma che differenza c'è, se a saperlo che bastava una posata, invece del rigore, saremmo stati tutti più felici?

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